Due epoche. Un frammento perduto. Un popolo che non ha mai smesso di resistere.
Nel cuore della Calabria del Seicento, il dotto Domenico di Nicodemo, consigliere alla corte del principe Cigala di Tiriolo, rinviene una tavola di bronzo e un frammento sconosciuto delle Storie di Polibio di Megalopoli. In essi si cela il racconto di una rivoluzione dimenticata, sepolta sotto secoli di silenzio.
Quasi duemila anni prima, nell'anno 186 a.C., nella regione conosciuta come Ager Teuranus, il popolo bruzio vive sotto il controllo di Magetos, tiranno al soldo di Roma. Protetto da senatori corrotti e sacerdoti asserviti, Magetos opprime il popolo con leggi arbitrarie, ricompense infide e inganni spirituali. Ma non tutti piegano la testa.
Velkos, giovane fiero e visionario, animato da un profondo senso di giustizia, fonda il Primo Cerchio: una rivoluzione pacifica e culturale, radicata nella memoria collettiva, nella terra e nella condivisione. La sua lotta non è fatta di spade, ma di parole, partecipazione e simboli. Accanto a lui si riuniscono artigiani, pastori, anziani, madri e giovani, tutti uniti dal desiderio di riscatto e verità.
La tensione cresce. Il Senato reagisce con repressione, spie e decreti. I sacerdoti accusano Velkos di eresia. E quando anche alcuni tra i suoi alleati si lasciano corrompere, il Primo Cerchio viene spezzato. Velkos cade, ma non viene dimenticato.
Domenico di Nicodemo, secoli dopo, ricompone quel racconto come fosse una reliquia sacra. E così facendo, offre al lettore un viaggio potente attraverso le radici della libertà, le insidie del potere e la forza incorruttibile della memoria.
Il Custode delle Radici è il primo volume di una saga epica e intensa, dove il tempo si piega alla volontà degli uomini giusti, e dove ogni parola può diventare un'arma contro l'oblio. Una storia che parla di ieri, ma risuona profondamente nell'oggi.