Nella raccolta Poesie dalla Terra dei Morti, Erminia Passannanti pubblica, per la prima volta insieme, poesie e brani in prosa che erano apparsi isolatamente in due riviste online, Erodiade e Transference, da lei stessa ideate e curate. Il titolo della raccolta, oltreché alla mitologia classica, all''Inferno dantesco a The Waste Land di Thomas Stearn Eliot, a The Tower di W.B. Yeats, attinge alle raccolte di Seamus Heaney (tra cui North e The Spirit Level) che la Passannanti ha tradotto.
Nel tempo che viviamo, che ha conosciuto una pandemia e soffre una guerra in corso, la raccolta offre originali elementi di riflessione - delle vere e proprie sfide interpretative -, con uno stile basato su densi simbolismi e sull'utilizzo di dramatis personae, impegnate ciascuna in un proprio, drammatico monologo di forte impatto personale e, insieme, collettivo.
Benché il titolo evochi i defunti e l'aldilà, secondo un tropo ricorrente nelle letterature di tutti i tempi, in questa raccolta, per "terra dei morti" si intende invece la dimensione eterea di internet, nella quale opere d'arte possono comparire tempestivamente per poi - per lo stesso motivo - scomparire in un magma indifferenziato, in una sorta di neutro nulla. Ma, diversamente da quanto avviene nelle esistenze reali, per le quali la morte è irrevocabile, nello spazio degli Internet Archives la WayBack Machine consente di ripescare da questa peculiare "landa dei morti" parole che sembravano perdute, anche nella memoria dei loro autori.
Non a caso le poesie e i brani di questa raccolta riprendono il dilemma del tempo, della fragilità della vita, nelle inaspettate disavventure umane, come quelle dell'omerica Odissea. Esse tratteggiano e delimitano il "luogo", dal quale addentrarsi in questo nulla così specifico e singolare, dunque per riflettere sulle nuove - eppur antiche - emergenze epocali: la perdita delle certezze esistenziali, le esperienze del dolore e del lutto, il senso della caducità di una società globale priva di certezze e bisognosa di recuperare le forme più autentiche di comunicazione interumana.
È un viaggio allegorico in questa singolare "terra dei morti" del nostro tempo, la quale - al pari di quella vera e propria dei defunti - eccede in ampiezza e gravità quella dei vivi. Nel risulta un'efficace metafora della nostra umanità post-pandemica, delle sue traumatiche trasformazioni. Ciò avviene benché i testi della raccolta risalgano a un periodo precedente sia alla guerra russo-ucraina sia all'emergenza pandemica.
Essi - come racconta l'autrice - sono stati ripescati dal web, dove si erano inabissati dopo la soppressione dei due blog (Erodiade e Transference) che li avevano ospitati, sicché il loro tema e il modo della loro composizione si richiamano l'un l'altro in una piena integrazione. (Gabriele Pulli)